Tanto aprile in ottobre – Jorge Riechmann

Mikael Jansson, Maggie Rizer

«Quando alla casa del linguaggio vola via il tetto e le parole non guariscono, io parlo»
                                                    Alejandra Pizarnik
1

Tanto dolore scritto in questo corpo.
Tanta luce annegata in questi occhi chiari.
La rosa è senza fine perché
                                                  – lo sapevi.
Il dolore non ha mai uno scopo.

2

All’ospedale il tempo è un altro tempo.
Segue regole distinte:
latte caldo alle quattro e alle undici,
colazione alle nove,
tante medicine in vasetti di plastica,
misurare la pressione al mattino e alla sera,
visita dei dottori più o meno alle dieci,
il pranzo all’una, così presto…
Ciò che svanisce è l’impazienza.
La camera è un vagone ferroviario
e il treno non sarà a destinazione
prima di tre settimane.
Un visitatore ha osservato
che Madrid vista da questo decimo piano
è un olio di Antonio López.

3

Dopo il mitoxantrone
orini azzurro.
Vicino agonizza un giovane
al quale hanno segato la gamba fino all’anca:
amputata pesava trentacinque chili,
più che il resto del suo corpo adesso.
Un mesmerizzatore lo ipnotizza
perché non voglia morire
però muore.
Tu orini un azzurro
contiguo a quell’agonia.

4

Queste malattie si portano via molte cose.
Ciò che rimane
provo a chiamarlo essenziale.
Per esempio: sei viva. Ti amo.

5

Il caffellatte costa ottanta pesetas.
Il succo d’arancia naturale, duecento.
Un litro e mezzo d’acqua
minerale costa centoventicinque.
La cura – che paga
il Servizio Sanitario Nazionale – da sei a otto milioni.

6

A volte ho pensato ch’eri già morta
e io vivevo una vita senza te,
forse con un’altra donna.

La libertà di un dolore.
M’immagino a rileggere i tuoi quaderni
scritti con quella grafia che giudicavi così brutta.

E allora capisco che quella vita
è un pozzo secco che in realtà non immagino
e non avrebbe a che vedere niente con me,
niente.

7

In piedi dietro di te
ti cingo la vita con le braccia
mentre ti pieghi per lavarti il viso
(questa mattina sei svenuta
e sei tornata in te con un minuto di terrore
sulla lingua).
Ti sostengo perché tu non cada,
la mia carne stretta alla tua carne.

Mentre stiamo così
penso a quante volte siamo stati così
ma la mia carne dentro la tua carne
ma la tua carne avvolgendo la mia carne.

E d’un tratto sei tu che mi sostieni
perché io non cada.

8

Sogni
che bruciano un cavallo da dentro

e il giorno dopo inizia la febbre.

9

Il tonico per il viso e la crema idratante
anche con trentanove gradi.
Anche quando questo rappresenta più lavoro
di quello del giorno in cui più hai lavorato in vita tua.
Tutto questo lavoro
per salvare la freschezza della pelle

salvare la vita e il mondo
che oggi dipendono dalla freschezza della pelle.

10

Un arcipelago di piccole stelle di sangue
sulle cosce.
Hai solo dodicimila piastrine oggi.
Han battezzato le tue stelline petecchie.

11

Sei sacra
La tua orina puzza
sei sacra
Ti cadono i bei capelli neri
sei sacra
Le gambe non ti sostengono
sei sacra
Le ferite non cicatrizzano
sei sacra
Senza morfina non sopporti le piaghe della bocca
sei sacra
sei sacra
e per questo domani scende la febbre
scende la febbre azzurra
inizia il giorno della tua restituzione.

12

È passata, è passata, e restano soltanto
i ragazzini che cavalcano le loro mountain-bikes nello spiazzo
– oltre il parcheggio, così piccoli
dal decimo piano –
e quella goccia di sangue sulle stoviglie di plastica.

Jorge Riechmann

(Traduzione di Stefano Bernardinelli)

da “Amo il tuo corpo imperfetto”, Edizioni Medusa, 2013

***

Tanto abril en octubre

«Cuando a la casa del lenguaje se le vuela el tejado y las palabras no guarecen, yo hablo»
                                                    Alejandra Pizarnik
1

Tanto dolor escrito en este cuerpo.
Tanta luz anegada en estos ojos claros.
La rosa es sin porqué
                                        – ya lo sabías.
El dolor nunca tiene para qué.

2

En el hospital el tiempo es otro tiempo.
Sigue pautas distintas:
leche caliente a las cuatro y a las once,
desayuno a las nueve,
tantos medicamentos en vasitos de plástico,
tomar la tensión por la mañana y por la noche,
visita de los médicos a las diez más o menos,
la comida a la una, tan temprano…
Lo que desaparece es la impaciencia.
La habitación es un vagón de ferrocarril
y el tren no va a llegar a su destino
antes de tres semanas.
Una visita ha observado
que el Madrid que se ve desde este piso décimo
es un óleo de Antonio López.

3

Después de la mitoxantrona
orinas azul.
Cerca agoniza un muchacho
a quien han serrado la pierna en la cadera:
cercenada pesaba treinta y cinco kilos,
más peso que el resto de su cuerpo ahora.
Un mesmerizador lo hipnotiza
para que no quiera morir
aunque se muere.
Tú orinas un azul
contiguo a esa agonía.

4

Estas enfermedades se llevan muchas cosas.
Lo que queda
me atrevo a llamarlo esencial.
Por ejemplo: estás viva. Te amo.

5

El café con leche cuesta ochenta pesetas.
El zumo de naranja natural, doscientas.
Un litro y medio de agua
mineral cuesta ciento veinticinco.
El tratamiento – que paga
la Seguridad Social – de seis a ocho millones.

6

A veces he pensado que ya estabas muerta
y yo vivía alguna vida sin ti,
quizá con otra mujer.
La libertad de un duelo.
Me imagino releyendo los cuadernos de tu mano
escritos con esa letra que tú juzgabas tan fea.

Entonces me doy cuenta de que esa vida
es un pozo seco que en realidad no imagino
y no tendría que ver conmigo nada,
nada.

7

De pie detrás de ti
te rodeo la cintura con los brazos
mientras te inclinas para lavarte la cara
(esta mañana te desvaneciste
y volviste luego con un minuto de terror
sobre la lengua).
Te sostengo para que no caigas,
mi carne junto a tu carne.

Mientras estamos así
pienso en todas las veces que estuvimos así
pero mi carne dentro de tu carne
pero tu carne envolviendo mi carne.

Y de repente eres tú quien me estás sosteniendo
para que yo no caiga.

8

Sueñas
que queman por dentro a un caballo

y al día siguiente empieza la fiebre.

9

El tónico facial y la crema hidratante
hasta con treinta y nueve grados.
Hasta cuando eso representa más trabajo
que el de la jornada en que más hayas trabajado en tu vida.
Todo ese trabajo
para salvar la tersura de la piel

salvar la vida y el mundo
que hoy dependen de la tersura de la piel.

10

Un archipiélago de pequeñas estrellas de sangre
sobre los muslos.
Tienes sólo doce mil plaquetas hoy.
Han bautizado a tus estrellitas petequias.

11

Eres sagrada
Tu orina huele mal
eres sagrada
Se te cae el hermoso pelo negro
eres sagrada
Las piernas no te sostienen
eres sagrada
Las heridas no cicatrizan
eres sagrada
Sin morfina no aguantas las llagas de la boca
eres sagrada
eres sagrada
y por eso mañana baja la fiebre
baja la fiebre azul
empieza el día de tu restitución.

12

Ya pasó, ya pasó, y sólo quedan
los chiquillos jineteando sus mountain-bikes en el baldío
– más allá del aparcamiento, diminutos
desde la planta décima –
y esa gota de sangre sobre los cubiertos de plástico.

Jorge Riechmann

da “Tanto abril en octubre”, Madrid: Hiperión, 1995

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