«Si può rendere onore a una morta?» – Osip Ėmil’evič Mandel’štam

Ol’ga Vaksel’ (1903-1932)

 

Si può rendere onore a una morta?
È in altro luogo e in forza –
il potere dell’amore d’altri l’ha portata
a una fine ardente e violenta…

E le salde rondini delle tonde sopracciglia
dalla tomba sono volate a dirmi
che si erano ristorate nel loro
freddo letto di Stoccolma.

E la tua famiglia s’inorgogliva del violino del bisnonno,
la sua voluta la faceva più bella,
e tu aprivi la tua bocca così rossa
sorridendo, italianeggiando, russeggiando…

Serbo di te triste memoria,
piccola selvatica, orsetto, Mignon,
ma le ruote dei mulini passano l’inverno nella neve,
e gela il corno del postiglione.

Osip Ėmil’evič Mandel’štam

3 giugno 1935

(Traduzione di Maurizia Calusio)

da “Quaderni di Voronež, Primo quaderno”, Giometti & Antonello, Macerata, 2017

∗∗∗

«Возможна ли женщине мертвой хвала?»

Возможна ли женщине мертвой хвала?
Она в отчужденьи и в силе –
Ее чужелюбая власть привела
К насильственной жаркой могиле…

И твердые ласточки круглых бровей
Из гроба ко мне прилетели
Сказать, что они отлежались в своей
Холодной стокгольмской постели.

И прадеда скрипкой гордился твой род,
От шейки ее хорошея,
И ты раскрывала свой аленький рот,
Смеясь, итальянясь, русея…

Я тяжкую память твою берегу,
Дичок, медвежонок. Миньона,
Но мельниц колеса зимуют в снегу,
И стынет рожок почтальона.

Осип Эмильевич Мандельштам

3 июня луу

da “Voronežskie tetradi”, in “Polnoe sobranie sočinenij i pisem v trëch tomach”, tom I: Stichotvorenija, a cura di A. Mec, Moskva, 2009

Rebus n. 19 – Edoardo Sanguineti

Foto di Édouard Boubat

19.

TEMA:
             sei diventato un nonno: esprimi, in breve, le tue impressioni, le tue emozioni, ecc.:
                           SVOLGIMENTO:
                                                    quando l’ho vista, il 9 pomeriggio, la prima volta,
dormiva tutta, a pancia molle, giù: (con le solite braccia mezze tese, i mezzi
pugni chiusi): quando invece si è risvegliata, silenziosa, dopo poco (è taciturna,
in genere, mi sembra), mi ha esaminato con preoccupazione (quasi spavento,
misera), arricciandosi un suo abbozzo di sopracciglia incolori:
                                                                                                                   (ma, allora,
in un istante io l’ho tranquillizzata, con esercitati effetti (e affetti) vocali,
sperimentati, ora fa un secolo, pare, sopra il suo padre):
                                                                                                        ho presenziato così,
potrò poi dire, qualche volta, ancora, con i miei occhi sereni, illesi, al mio
trapianto dei miei occhi medesimi, infilati con delicata pazienza, al primo colpo,
dentro un’ereditaria microfaccia eterosessuale, eccessivi: (che mi resistano vivi):

Edoardo Sanguineti

da “Mikrokosmos”, Feltrinelli Editore, 2004

Io sono verticale – Sylvia Plath

 

Ma preferirei essere orizzontale.
Non sono un albero con la radice nel suolo
che succhia minerali e amore materno
per poter brillare di foglie ogni marzo,
e nemmeno sono la bella di un’aiola
che attira la sua parte di Ooh, dipinta di colori stupendi,
ignara di dover presto sfiorire.
In confronto a me, un albero è immortale
e la corolla di un fiore non alta, ma più sorprendente,
e a me manca la longevità dell’uno e l’audacia dell’altra.

Questa notte, sotto l’infinitesima luce delle stelle,
alberi e fiori vanno spargendo i loro freschi profumi.
Cammino in mezzo a loro, ma nessuno mi nota.
A volte penso che è quando dormo
che assomiglio loro più perfettamente–
i pensieri offuscati.
L’essere distesa mi è più naturale.
Allora c’è aperto colloquio tra il cielo e me
e sarò utile quando sarò distesa per sempre:
forse allora gli alberi mi toccheranno, e i fiori avranno tempo per me.

Sylvia Plath

28 marzo 1961

(Traduzione di Anna Ravano)

da “Attraversando l’acqua”, in “I capolavori di Sylvia Plath”, A. Mondadori Editore, 2004

***

I Am Vertical

But I would rather be horizontal.
I am not a tree with my root in the soil
Sucking up minerals and motherly love
So that each March I may gleam into leaf,
Nor am I the beauty of a garden bed
Attracting my share of Ahs and spectacularly painted,
Unknowing I must soon unpetal.
Compared with me, a tree is immortal
And a flower-head not tall, but more startling,
And I want the one’s longevity and the other’s daring.

Tonight, in the infinitesimallight of the stars,
The trees and the flowers have been strewing their cool odors.
I walk among them, but none of them are noticing.
Sometimes I think that when I am sleeping
I must most perfectly resemble them–
Thoughts gone dim.
It is more natural to me, lying down.
Then the sky and I are in open conversation,
And I shall be useful when I lie down finally:
Then the trees may touch me for once, and the flowers have time for me.

Sylvia Plath

da “Crossing the Water: Transitional Poems”, Edited by Ted Hughes, New York: Harper, 1971

Poiein – Pierluigi Cappello

Foto di Danilo De Marco

 

Tu sei di qui, di questo mondo
l’ombra delle tue dita si stampa
sul candido del foglio, la punta della penna;
stai dentro le parole, stai ogni giorno dentro le parole
nella forma delle cose mentre le si osserva
e ogni forma diventa una forma di tristezza
il tuo lungo ingresso alla cenere.

Rimetta a noi i nostri cieli la parola aggiustata,
un segnale nutrito dal lampo nel poco di nessun conto
nel conto dei giorni vissuti senza cura
e abbracci, ma senza abbagliare,
ogni minuto preso dal vento
e il presente di queste mani
come se fosse eterno.

Pierluigi Cappello

da “Mandate a dire all’imperatore”, Crocetti Editore, 2010

Aprile e Silenzio – Tomas Tranströmer

Tomas Tranströmer, foto di Ulla Montan

 

La primavera giace deserta.
Scuro come il velluto il fossato
si snoda al mio fianco
senza immagini riflesse.

Soli a splendere
sono dei fiori gialli.

Mi porta la mia ombra,
come la sua nera custodia
un violino.

La sola cosa che voglio dire
brilla fuori dalla mia portata
come l’argento
del banco dei pegni.

Tomas Tranströmer

(Traduzione di Maria Cristina Lombardi)

da “La gondola a lutto, 1996”, in “Poesia dal silenzio”, Crocetti Editore, 2011

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April och Tystnad

Våren ligger öde.
Det sammetsmörka diket
krälar vid min sida
utan spegelbilder.

Det enda som lyser
är gula blommor.

Jag bärs i min skugga
som en fjol
i sin svarta låda.

Det enda jag vill säga
glimmar utom räckhåll
som silvret
hos pandånaren.

Tomas Tranströmer

da “Sorgegondolen”, Bonnier, Stockholm 1996