Specchio – Mark Strand

Robert Hutinski, The Mirror

 

Un salone bianco nel vivo di una festa
e io stavo con amici
sotto un grande specchio dalla cornice dorata
leggermente inclinato in avanti
sopra al caminetto.
Bevevamo whisky
e alcuni tra noi, non provando dolore,
disquisivano
su quale fosse l’esatta sfumatura di giallo
che il sole cadente conferiva ai nostri bicchieri.
Chiusi gli occhi solo per un poco
poi alzai lo sguardo allo specchio:
una donna vestita di verde stava
appoggiata alla parete più lontana.
Pareva assente,
le dita di una mano
giocavano nervose con la collana,
e lei guardava fisso nello specchio
non me, ma oltre di me, uno spazio
che poteva essere colmato da qualcuno
che ancora doveva arrivare, che in quell’istante
forse iniziava il viaggio
che l’avrebbe condotto da lei.
Poi, d’improvviso, gli amici
dissero che era ora di muoversi.
Sono passati anni,
e anche se ho scordato
dove andammo e chi fossimo,
ricordo ancora l’istante in cui alzai lo sguardo
e vidi la donna guardare fisso oltre di me
un luogo che potevo solo immaginare
e ogni volta provo una pena acuta,
come se in quel momento uscissi
dalle profondità dello specchio
ed entrassi nel salone bianco, ansimante e ardente,
soltanto per scoprire troppo tardi
che lei lì non c’è.

Mark Strand

(Traduzione di Damiano Abeni)

da “Uomo e cammello”, “Lo Specchio” Mondadori, 2007

***

Mirror

A white room and a party going on
and I was standing with some friends
under a large gilt-framed mirror
that tilted slightly forward
over the fireplace.
We were drinking whiskey
and some of us, feeling no pain,
were trying to decide
what precise shade of yellow
the setting sun turned our drinks.
I closed my eyes briefly,
then looked up into the mirror:
a woman in a green dress leaned
against the far wall.
She seemed distracted,
the fingers of one hand
fidgeted with her necklace,
and she was staring into the mirror,
not at me, but past me, into a space
that might be filled by someone
yet to arrive, who at that moment
could be starting the journey
which would lead eventually to her.
Then, suddenly, my friends
said it was time to move on.
This was years ago,
and though I have forgotten
where we went and who we all were,
I still recall that moment of looking up
and seeing the woman stare past me
into a place I could only imagine,
and each time it is with a pang,
as if just then I were stepping
from the depths of the mirror
into that white room, breathless and eager,
only to discover too late
that she is not there.

Mark Strand

da “Man and Camel”, Alfred A. Knopf, 2006

Amore senza fine – Alessandro Parronchi

Foto di Anka Zhuravleva

 

Ti guardo dentro gli occhi e non ne trovo
il fondo e vo a tuffarmici in un giuoco
di farfalla che impazzita ritorna
a bruciarsi al tuo fuoco.

Forma riemersa dalla notte, forma
d’un respiro leggero inconsistente-
mente mosso al tuo transito frequente
che in me non lascia spirito che dorma

salvami, la dolcezza mi riprende
questo vedere solo in te la fine
d’ogni mio desiderio, ecco ti perdo
nella notte di prima.

Tu negata mi sei, quand’anche in riso
volte per amor tuo l’ore, un inganno
i pensieri, alla mia povera vita
contraddicano gli anni.

E in questo buio io non potrei volere
che tu fossi diversa, come il vento
trova sempre le stesse alte spalliere
di verde e le ribacia eternamente.

Alessandro Parronchi

da “Il rispetto della natura”, Galleria Pananti, Firenze, 1991

Incontri – Gottfried Benn

Foto di Elliott Erwitt


Quali incontri in tutti questi giorni
maturi, d’oro, tondi come pesche,
con le spose del sole (ossia l’helenium)
ancor danno colore al giardino –
vecchiaia greve,
vecchiaia lieve,
anche la lacrima si batte sulla spalla:
«va’, non è tragico e non durerà molto» –

Incontri, al crepuscolo magari,
l’heure bleue¹, circola un samba nel creato,
gli uomini posano la mano
fra le scapole della loro dama,
da Fiesole a La Paz²
sensi e piacere globalmente in voga –

oppure i canti dell’Ohio
sospesi là negli alberi,
fra le canne e nei sogni
della gioventú che parte per la vita –
per quanto tempo –?

Blu della notte e giallo della spiaggia
barriera corallina e un bianco yacht,
ciò che fra miti e sogni avevi dentro
lo vedi dall’hotel a Denpasar³ –

Incontri che sono senza centro,
non hanno padre non hanno figli,
incontri di una guancia color pesca
con una sposa del sole che va in cielo,
incontri – il presto e il tardi,
un essere che sta passando ad altri.

Gottfried Benn

(Traduzione di Anna Maria Carpi)

 14-15 ottobre 1950.

da “Frammenti e distillazioni”, Einaudi, Torino, 2004

¹Oltre che dell’amore l’ora azzurra è quella dei sensi, del ballo e delle fantasie di lusso e di luoghi esotici.
² Altra associazione fortuita di fascinosi luoghi da Benn mai visitati. In uno dei suoi rarissimi viaggi, nel 1929, Benn si era spinto con un suo ricco paziente mercante d’arte fino a Biarritz e ai Pirenei. Cannes e Antibes sono mete del turismo di lusso di tutta un’epoca.
³ Cittadina dell’isola di Bali.   (Anna Maria Carpi)

∗∗∗

Begegnungen

Welche Begegnungen in diesen Tagen
reif, golden, pfirsichrund,
wo immer noch die Sonnenbräute (Helenium)
wirksame Farben in den Garten tragen –
von Alter schwer,
von Alter leicht,
wo selbst die Träne sich auf den Rücken klopft:
«nur halb so schlimm und nicht mehr lange» –

Begegnungen, zum Beispiel Dämmerstunde,
l’heure bleue, die Schöpfung zittert von Samba,
die Herren legen die Hände
zwischen die Schulterblätter der Dame,
von Fiesole bis La Paz
nun Sinnlichkeit und Freude global im Schwange –

oder die Lieder vom Ohio,
die hängen dort in den Bäumen,
im Schilfrohr und in den Träumen
der Jugend, die in das Leben zieht –
wie lange –?

Das Gelb des Strandes und das Blau der Nacht
und am Korallenriff das Weiß der Jacht,
was je an Traum und Mythen in dir war,
erblickst du vom Hotel in Denpasar –

Begegnungen, die ohne Zentrum sind,
sie haben keinen Vater und kein Kind,
Begegnungen von einer Pfirsichwange
mit einer Sonnenbraut im Himmelsgange,
Begegnungen – das Frühe und das Spät,
ein Sein, das dann an andere übergeht.

Gottfried Benn

da “Fragmente e Destillationen”, in “Sämtliche Werke”, J. G. Cotta’sche Buchhandlung Nachfolger G.m.b.H., Stuttgart, 1986

«Estranea m’è la lana rugginosa della chioma» – Yvan Goll

Josephine Cardin, Before Dawn

 

Estranea m’è la lana rugginosa della chioma
E quasi ostile l’ubbidienza del muscolo nel braccio

Ma com’è familiare e devota
La torsione del tuo collo vicino
A me appartiene anche
La freccia degli uccelli migratori
Nel tuo occhio nuvoloso
Scoccata cosí sicura nella mia mente che scoppia
A rapirmi il sangue fiottante

Come adattata alle mie mani
La tenera curva della tua spina dorsale
Le tue ali appena visibili
Fatte di vanni di uccelli infranti
E il tuo corpo plasmato di neve

Yvan Goll

(Traduzione di Lia Secci)

da “Erba di sogno”, Einaudi, Torino, 1970

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«Fremd ist mir meines Haupthaars rostige Wolle»

Fremd ist mir meines Haupthaars rostige Wolle
Und feindlich fast des Muskels Gehorsam im Arm

Doch wie bekannt und hingegeben
Die Wendung deines nahen Halses
Mir zugehörig auch
Der Pfeil der Zugvögel
In deinem wolkigen Aug
Wie zielbewußt in meine berstende Stirn gesendet
Mich meines wogenden Blutes beraubend

Wie meinen Händen eingefühlt
Die zarte Neigung deines Rückgrats
Deine kaum sichtbaren Flügel
Gefügt aus den Schwingen zerbrochener Vögel
Und dein Körper geknetet aus Schnee

Yvan Goll

 da “Traumkraut”, Limes Vergal, Wiesbaden, 1951

«Di silenzio in silenzio cadendo» – Alejandro Jodorowsky

Foto di Donata Wenders

 

Di silenzio in silenzio cadendo
intorno a sí tanta assenza
mi precipito verso i tuoi baci
sperando di arrivare all’infinito centro
Ma il dubbio appanna la mia certezza
Verità è che non sei mai stata
e io ti rimpiango nel futuro

Alejandro Jodorowsky

(Traduzione di Antonio Bertoli)

da “Di ciò di cui non si può parlare”, in “Alejandro Jodorowsky, Solo de amor”, Giunti Editore, 2006

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«Cayendo de silencio en silencio»

Cayendo de silencio en silencio
alrededor de tanta ausencia
me precipito hacia tus besos
esperando llegar al infinito centro
Pero la duda empaña mi certeza
La verdad es que no has estado nunca
y yo te añoro en el futuro

Alejandro Jodorowsky

da “No basta decir”, Visor Libros, 2003