È l’istante che è eterno – Piero Bigongiari

Edvard Munch, Kiss by the window, 1892

 

È l’istante che è eterno: non ha fine
che fuori di sé; esplode nel suo interno
il segno, il sogno, di ciò che non è
il tempo, la cui aureola già si attenua.

Il vento che s’è fatto impetuoso
mescola fuoco e cenere, intriga
nel suo più ingeneroso antiattimo
il suo ormai impossibile riposo.

Sono qui, tu gli gridi, sono qui,
i nidi sono pieni degli implumi
che attendono le ali tra i barlumi
della tempesta. È ciò che di me resta

degli istanti fatali di una festa
racchiuso nei suoi numeri immortali.
Il piede già non calpesta le orme
della sua ultima mutazione.

Tutto dorme, anche la felicità
in questo tramutarsi delle forme
nella loro forse ultima realtà.

Piero Bigongiari 

22 settembre 1997

da “Il silenzio del poema. Poesie 1996-1997”, Genova, Marietti, 2003

Terza rima – Adrienne Rich

Alex Howitt, Rain

 1.

Cielo sputa-grandine     sole
che schizza dai cachi rimasti
nel giardino abbandonato

della casa abbandonata     La targa dell’agente immobiliare ondeggia
contro questo denso di nubi questo
lotto arreso

Ti narrerei     quindi aiutami     se potessi
il gran maestro
che mi apparve al fianco dicendo:

Scendiamo        all’oltretomba
– la terra già spaccata
Lasciati prendere per mano

– ma chi potrebbe essere?
tremante sulla crosta aperta
di chi fidarmi?

divento il maestro mancato deragliato dalla memoria assaltato
zoppicante
che non ho avuto mai     io conduco e     io tengo dietro

2.

Chiamalo sentiero del terremoto:
io conduco attraverso campi di lecci
fino al colle     dove hanno tremato le placche

riavvolgo la storia sismica
indico lo steccato
spezzato del 1906     le pietre dissestate

traccio la curva sotto scuri rami d’alloro
macchiati di muschio
al modo di una guida

Al modo di un novizio resto
indietro con il serpentello
morto sul viottolo battuto

Non accadrà mai piú

3.

In fondo al viottolo battuto ci regalano
biglietti per la cerimonia
della morte della storia

L’ultima pagina del calendario
salterà in aria   foglio di fiamma
(nessuno potrà accedere sul ponte)

Raggrupperemo per lettera
ordine alfabetico
ogni biglietto una lettera

per vederci giganti
sul maxischermo
del parcheggio

figure di uomini e donne che spingono decisi
neonati in carrozzine imbottite
attraverso ipermercati in disintegrazione

dentro la nuova era

4.

Ho perso la nostra via      la colpa è mia
nostra   la colpa appartiene
a noi    divento    la guida

che avrebbe dovuto mancare
che avrebbe dovuto rimanere novizio
io     come guida    ho fallito

io come novizio       ho tremato
avrei dovuto essere piú forte     tenerci
uniti

5.

Mi pensavo piú
forte     vedevo la volontà come una vela
che lanciava i miei scafi

su fiumi ghiacciati
insanguinati dal tramonto
pensavo di poter essere per sempre

volontà intatta     la mia vela gonfia
di perfetto ozono     le mie lame
lampi lucenti nel ghiaccio

6.

Era quella la giovinezza?     quello zaffiro
splendente sulla neve
un’ora precisa

a Central Park     quell’odore
su marciapiede e davanzale
fresco e intatto

la pace e il dramma della tempesta
sopra la città
pubblica intimità

                                   in attesa
nella piccola copisteria appannata
piste di fango sul parquet

poi tremante     inebriata
nel crepuscolo
alla fermata del tram     in mezzo agli altri     pubblica felicità

7.

Non è semplice svolgere
il lavoro della guida     i novizi
irrompono a ogni ora con il loro eccesso di vigore

senza sapere chi sono
ogni fase della luna una scusa
per fibrillare

oltre il bisogno     nel mondo d’oggi
pensare
a espandere     il nuovo pensiero

– O: l’amore ti muoverà con forza
o lo farà il commercio
Vuoi un prete?     vai all’altare

dove accordi eterni sono conclusi
vuoi amore?
discendi nel tuo cuore distruttibile

8.

Nella pellicola di Almodóvar
andiamo a caccia della verità nel campo delle prostitute
a trovare passato e futuro

eleganti     pestate e accoltellate
sesso senza genere
sfruttato e sfruttatore

transazioni     zone di gioco
girare in auto
alla ricerca dei propri desideri

teatro dell’amore     nono cerchio
ci sono cosí tanti maestri
qui     nessun fuoco li consuma

Capisci?     potrebbero frustarti
in faccia in un posto del genere
Credi che sia un film?

9.

Lei dice: Ho dato il mio nome ed è stato preso
Il mio nome non l’ho piú
Ho dato la mia parola ed è stata rotta

Le mie parole stanno imparando
a camminare con le grucce
in mezzo al traffico

senza incespicare
Il mio nome è un prigioniero
che non farà nomi

Dice:     Ho dato la mia lingua
all’amore    e questo
rende difficile parlare

Dice:    Quando la mia vita dipendeva
da uno dei due
termini opposti

beltà e coraggio ho osato mescolare
entrambi sono stati i miei amanti
insieme sono stati torturati

10.

Stanca delle mie vecchie poesie        sorpresa
da un acquazzone sulla Quinta Strada
in una libreria

allungo la mano a uno scaffale
ed eccoti     Pier Paolo
che parli alle ceneri di Gramsci

nella vecchia rima incatenata
Vivo nel non volere
del tramontato dopoguerra:

                                                amando
il mondo che odio…
quella voce vernacolare
intimamente politica

e in questo modo sei morto
cosí mi stringo il libro al cuore
mentre il negozio chiude

11.

Sotto gli spigoli di metallo annerito
della piccola moka
blu arde una fiamma

un profumo impregna la stanza
– aroma o precognizione di
una vita che in effetti potrebbe essere

vissuta     un chicco di speranza
un morso di cioccolata amara nel metrò
per ravvivare i sensi

senza i quali siamo prede
della volontà fallita
la sua scienza della disperazione

12.

Come odio quando mi attribuisci
una “visione di donna”
accogliente tra le porcellane     le tende tirate

o     china in abito di pelle nera
sulla tua sedia
con l’unghia nera a tracciarti i lineamenti

Sibilla sfinita galleggiante nella bottiglia

Quanto ho odiato parlare “da donna”
per la mera continuazione
mentre vedevo la frattura

Da donna     amo
e odio?     da donna
mastico la mia cioccolata amara sottoterra?

Sí.     No.     Anche tu
sessuato come sei     odiando
l’intero affare     continui     a perpetuarlo

13.

Là dove il novizio tira la guida
per l’aria gelata
dove la guida all’improvviso afferra     la spalla

del novizio     dove il muschio è d’oro
il cielo chiazzato di rosa al tramonto
dove l’urina della renna appena scomparsa

punge l’aria come un’erba affilata
dove la gola della radura si apre
per la foresta arresa

è piú difficile restare
con te     io conduco
e tengo dietro

le nostre ombre     grandi come renne
scivolano sulla mappa
del caso e del fine     figure

sulla crosta aperta
si scambiano posto     bocconi
uno sguardo

Adrienne Rich

2000

(Traduzione di Maria Luisa Vezzali)

da “La guida nel labirinto”, Crocetti Editore, 2011

***

Terza Rima

1.

Hail-spurting sky     sun
splashing off persimmons left
in the quit garden

of the quit house     The realtor’s swaying name
against this cloudheap this
surrendered acre

I would     so help me     tell you if I could
how some great teacher
came to my side and said:

Let’s go down     into the underworld
—the earth already crazed
Let me take your hand

—but who would that be?
already trembling on the broken crust
who would I trust?

I become the default derailed memory-raided
limping
teacher I never had     I lead and     I follow

2.

Call it the earthquake trail:
I lead through live-oak meadows
to the hillside     where the plates shuddered

rewind the seismic story
point to the sundered
fence of 1906     the unmatching rocks

trace the loop under dark bay branches
blurred with moss
behaving like a guide

Like a novice I lag
behind with the little snake
dead on the beaten path

This will never happen again

3.

At the end of the beaten path we’re sold free
tickets for the celebration
of the death of history

The last page of the calendar
will go up a sheet of flame
(no one will be permitted on the bridge)

We’ll assemble by letters
alphabetical
each ticket a letter

to view ourselves as giants
on screen-surround
in the parking lot

figures of men and women firmly pushing
babies in thickly padded prams
through disintegrating malls

into the new era

4.

I have lost our way the fault is mine
ours the fault belongs
to us     I become     the guide

who should have defaulted
who should have remained the novice
I     as guide     failed

I as novice     trembled
I should have been stronger     held us
together

5.

I thought I was
stronger    my will the ice-sail
speeding my runners

along frozen rivers
bloodied by sunset
thought I could be forever

will-ful     my sail filled
with perfect ozone     my blades
flashing clean into the ice

6.

Was that youth?     that clear
sapphire on snow
a distinct hour

in Central Park     that smell
on sidewalk and windowsill
fresh and unmixt

the blizzard’s peace and drama
over the city
a public privacy

                               waiting
in the small steamed-up copy shop
slush tracked in across a wooden floor

then shivering     elated
in twilight
at the bus stop     with others     a public happiness

7.

Not simple is it to do
a guide’s work     the novices
irrupting hourly with their own bad vigor

knowing not who they are
every phase of moon an excuse
for fibrillating

besides the need in     today’s world
to consider
outreach     the new thinking

—Or: love will strongly move you
or commerce will
You want a priest?    go to the altar

where eternal bargains are struck
want love?
go down inside your destructible heart

8.

In Almodóvar’s film
we go for truth to the prostitutes’ field
to find past and future

elegant     beaten-up and knifed
sex without gender
preyed-on and preying

transactions     zones of play
the circling drivers
in search of their desires

theater of love     Ninth Circle
there are so many teachers
here no fire can shrink them

Do you understand?     you could get your face
slashed in such a place
Do you think this is a movie?

9.

She says: I gave my name and it was taken
I no longer have my name
I gave my word and it was broken

My words are learning
to walk on crutches
through traffic

without stammering
My name is a prisoner
who will not name names

She says:     I gave my tongue
to love     and this
makes it hard to speak

She says:     When my life depended
on one of two
opposite terms

I dared mix beauty with courage
they were my lovers
together they were tortured

10.

Sick of my own old poems     caught
on rainshower Fifth Avenue
in a bookstore

I reach to a shelf
and there you are     Pier Paolo
speaking to Gramsci’s ashes

in the old encircling rhyme
Vivo nel non volere
del tramontato dopoguerra:

amando
il mondo che odio . . .
that vernacular voice
intimately political

and that was how you died
so I clasp my book to my heart
as the shop closes

11.

Under the blackened dull-metal corners
of the small espresso pot
a jet flares blue

a smell tinctures the room
—some sniff or prescience of
a life that actually could be

lived     a grain of hope
a bite of bitter chocolate in the subway
to pull on our senses

without them we’re prey
to the failed will
its science of despair

12.

How I hate it when you ascribe to me
a “woman’s vision”
cozy with coffeepots     drawn curtains

or     leaning in black leather dress
over your chair
black fingernail tracing your lines

overspent Sibyl drifting in a bottle

How I’ve hated speaking “as a woman”
for mere continuation
when the broken is what I saw

As a woman     do I love
and hate?     as a woman
do I munch my bitter chocolate underground?

Yes.     No.     You too
sexed as you are hating
this whole thing     you keep on it     remaking

13.

Where the novice pulls the guide
across frozen air
where the guide suddenly grips     the shoulder

of the novice     where the moss is golden
the sky sponged with pink at sunset
where the urine of reindeer barely vanished

stings the air like a sharp herb
where the throat of the clear-cut opens
across the surrendered forest

I’m most difficultly
with you    I lead
and I follow

our shadows     reindeer-huge
slip onto the map
of chance and purpose     figures

on the broken crust
exchanging places     bites to eat
a glance

Adrienne Rich

2000

da “Fox: Poems 1998 – 2000 by Adrienne Rich”, WW. Norton & Company, 2003

«Non si vedrà per tutto l’inverno» – Dario Bellezza

Fabrice Lamarche, The door

 

Non si vedrà per tutto l’inverno
il mio ragazzo venire dal lattaio
con la busta del latte da mezzo litro:
tutti penseranno che il radicato
nel mio cuore aspetta malato
che io arrivi con la busta in mano.

Non si vedrà per tutta la primavera
il suo ritorno; le lacrime invano
scivoleranno dalle mie guance:
tutti penseranno che mi ha lasciato
solo nella mia grande casa.

Non si vedrà per tutta l’estate
la sua abbronzatura cittadina,
ma al mare uguale ai più tranquilli
e solitari ragazzi lo immagineranno
silenziosamente disteso sulla sabbia.

Non si vedrà in autunno alcuno
bussare alla mia porta marroncina:
tutti mi guarderanno con tristezza
perché questa è la stagione dei morti.

Dario Bellezza

da “Invettive e licenze”, Garzanti, 1971

La storia – Eugenio Montale

André Kertész, Elevated Train Platform, New York, 1937

1

La storia non si snoda
come una catena
di anelli ininterrotta.
In ogni caso
molti anelli non tengono.
La storia non contiene
il prima e il dopo,
nulla che in lei borbotti
a lento fuoco.
La storia non è prodotta
da chi la pensa e neppure
da chi l’ignora. La storia
non si fa strada, si ostina,
detesta il poco a poco, non procede
né recede, si sposta di binario
e la sua direzione
non è nell’orario.
La storia non giustifica
e non deplora,
la storia non è intrinseca
perché è fuori.
La storia non somministra
carezze o colpi di frusta.
La storia non è magistra
di niente che ci riguardi.
Accorgersene non serve
a farla più vera e più giusta.

2

La storia non è poi
la devastante ruspa che si dice.
Lascia sottopassaggi, cripte, buche
e nascondigli. C’è chi sopravvive.
La storia è anche benevola: distrugge
quanto più può: se esagerasse, certo
sarebbe meglio, ma la storia è a corto
di notizie, non compie tutte le sue vendette.

La storia gratta il fondo
come una rete a strascico
con qualche strappo e più di un pesce sfugge.
Qualche volta s’incontra l’ectoplasma
d’uno scampato e non sembra particolarmente felice.
Ignora di essere fuori, nessuno glie n’ha parlato.
Gli altri, nel sacco, si credono
più liberi di lui.

Eugenio Montale

1969

da “Satura”, “Lo Specchio” Mondadori, 1971

«Prima del triste e difficile addio» – Nina Nikolaevna Berberova

Portrait of Mary Pickford by Hartsook Photo, S.F. – L.A, 1918

P. P. M.

Prima del triste e difficile addio
non dire che non ci sarà altro incontro.
Ho il dono segreto e strano
di farmi da te ricordare.

In un altro paese, nell’esilio lontano
un tempo, quando verrà il tempo,
ti ripeterò con un’unica allusione,
un verso, un moto della penna.

E tu leggi come il pensiero mi ha ridato
e le tue parole di un tempo e l’ombra,
guarda di lontano come ho trasfigurati
questo giorno o quello appena trascorso.

Quale altro incontro vuoi per noi?
Con un unico verso ti restituisco
i tuoi passi, inchini, sguardi, parole –
di più da te non mi è dato.

Nina Nikolaevna Berberova

Berlino, 1923

(Traduzione di Maurizia Calusio)

da “Antologia Personale. Poesie 1921-1933”, Passigli Poesia, 2004

***

П. П. М.

Перед еред разлукой горестной и трудной
Не говори, что встрече не бывать
Есть у меня таинствеиный и чудный
Дар о себе тебе напоминать.

В чужом краю, в изгнании далеком,
Когда-нибудь, когда придет пора,
Я повторю тебя одним намеком,
Одним стихом, движением пера.

А ты прочти, как мысль мне возвратила
И прежние слова твои, и тень,
Узнай вдали, как я преобразила
Сегодняшний или вчерашний день.

Какой еще для нас ты хочешь встречи?
Я отдаю тебе одной строкой
Твои шаги, поклоны, взгляды, речи –
А большего мне не дано тобой.

Нина Николаевна Берберова

Енрих, 1923

da “Стихи, 1921-1983”, New York: Russica Publishers, 1984