I poeti sono dei presocratici – Adam Zagajewski

 

I poeti sono dei presocratici. Nulla comprendono.
Attentamente ascoltano il bisbiglio dei vasti fiumi di pianura.
Ammirano il volo degli uccelli, la pace dei giardini suburbani
e i treni ad alta velocità, che corrono dritti fino all’ultimo respiro.
L’odore del fresco pane caldo proveniente dal panificio
fa sì che essi si arrestino sul posto,
come se si ricordassero di qualcosa di molto importante.
Quando balbetta il ruscello montano, il filosofo s’inchina all’acqua selvaggia. Le bambine giocano colle bambole, un gatto nero attende impazientemente. Silenzio sui campi in agosto, quando volano via le rondini.
Anche le città hanno i loro sogni.

Vanno a passeggio per strade di campagna. La strada non ha fine.
A volte regnano e allora tutto s’immobilizza
– ma il loro dominio non dura a lungo.
Quando fa la sua apparizione l’arcobaleno, l’inquietudine svanisce.
Nulla sanno, ma annotano singole metafore.
Congedano i defunti, le loro labbra si sommuovono.
Guardano i vecchi alberi rivestirsi di verdi foglie.
A lungo tacciono, e poi cantano e cantano, finché non scoppia la gola.

Adam Zagajewski

(Traduzione di Marco Bruno)

Da ASIMMETRIA, 2014

dalla rivista “Poesia”, Anno XXX, Novembre 2017, N. 331, Crocetti Editore

3 commenti su “I poeti sono dei presocratici – Adam Zagajewski

  1. Marginal ha detto:

    E giustamente nulla sanno. E nulla devono dire

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  2. Antichi fuori moda,o molto in là

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  3. alessiagenesis ha detto:

    I poeti cantano come l “hototogisu”, il cuculo, l uccello che ,nella tradizione giapponese, canta finché tossisce sangue

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