Piccole donne – Valerio Magrelli

Michael Taylor, Girl with Lilac, 1979

L’età della tagliola
Su una fotografia di Milena Barberis

Per prima cosa ho visto tre ragazze,
dopo ho intuito che era una soltanto
moltiplicata.
Finché ho capito che ogni ragazza
ne contiene altre due,
fiore con tre corolle, equazione a tre incognite.
Avere quell’età, significa sostare innanzi a un bivio:
da un lato sta il passato appena prossimo,
dall’altro un futuro duale – scelta,
biforcazione, sesso, forbice.
Chi cresce, chi adolesce, si divide
e per andare avanti deve amputarsi
come fa la volpe, che stacca la sua zampa
presa nella tagliola.

Fine come un capello,
si vede solamente controluce,
a malapena, ma si vede (si vede?),
la cicatrice che una sua compagna
tracciò sopra la guancia di mia figlia.

La seguo di continuo col mio sguardo,
la cerco, nella speranza di non trovarla,
la trovo, col rimpianto d’averla cercata,
ma è piú forte di me, è la stessa forza
insopprimibile della gelosia, forza dell’organismo

che nutre il suo male: conoscere. Che sarà mai!, mi dico,
e intanto frugo avidamente per rintracciarne
la curva, segno e solco irreversibile.
Perché la guardo? Solo per ripetermi che il Tempo
lí è trascorso, affidando il saluto ad un’unghiata.

Per una ventenne

Ragazza con i tacchi
altissimi, se oscilli
(a spillo) oscillo anch’io
mia spiga, figlia.

Per Alpha [Manetas]

Apriti il mondo intorno
Assumi la curvatura della polena
Anticipa il vento che arriva
Arriva anche tu dal futuro
A costo di fendere il ghiaccio
Attorno alla tua vita
Anima della prua
Anima-schiuma

Che cosa non si può fare dormendo
(da Il mondo spiegato alle bambine)

Allacciarsi le scarpe,
pattinare e pettinarsi,
rubare, correggere un compito,
giocare,
fare il bagno,
baciarsi.

La curva

Nella curva, la stessa, in montagna,
scendendo dalla macchina,
mia figlia, piccolina,
vomitava, per strada, tutti gli anni.

Ormai la conoscevo:
come al nostro santuario, ci fermavamo
per consolarne i pianti, pulirla e passeggiare
lungo il tornante dell’alba.

Altre vacanze, noi vecchi, lei cresciuta,
ma quella sosta mi rimane in mente,
cruna della nostra famiglia
nella fuga in Egitto.

Ogni famiglia è in fuga,
solo l’Egitto cambia.

Mi lavo i denti in bagno.
Ho un bagno.
Ho i denti.
Ho una figlia che canta
di là dalla parete.
Ho una figlia che ha voglia di cantare
e canta.
Può bastare.

Valerio Magrelli

da “Il sangue amaro”, Einaudi, Torino, 2014

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