Fulgore – Paul Celan

 

Col tuo corpo silente
mi giaci accosto nella rena,
tu, coperta di stelle.

. . . . . . . . . . . . . . .

Si spiccò un raggio,
per calare sino a me?
O era il messaggio
della nostra sorte decisa,
che fulgeva cosí?

Paul Celan

(Traduzione di Giuseppe Bevilacqua)

da “Di soglia in soglia”, Einaudi, Torino, 1996

∗∗∗

Leuchten

Schweigenden Leibes
liegst du im Sand neben mir,
Übersternte.

.  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .

Brach sich ein Strahl
herüber zu mir?
Oder war es der Stab,
den man brach über uns,
der so leuchtet?

Paul Celan

da “Von Schwelle zu Schwelle”, Deutsche Verlags-Anstalt, Stuttgart, 1955

Ultimo amore – Fëdor Ivanovič Tjutčev

Foto di Katia Chausheva

 

Oh come sul declinar degli anni
Più teneramente e superstiziosamente amiamo!
Splendi, splendi, luce d’addio,
Dell’ultimo amore, del crepuscolo!

Ormai metà del cielo è coperta d’ombra,
Ancora all’occidente erra solo un raggio,
Indugia, indugia, giorno che declini,
Prolungati, prolungati, incantesimo!

Che importa se più fioco è il sangue,
Nel cuore la tenerezza non si spegne…
Oh tu, mio ultimo amore,
Sei la felicità e la disperazione.

Fëdor Ivanovič Tjutčev

(Traduzione di Eridano Bazzarelli)

da “Fëdor I. Tjutčev, Poesie”, Rizzoli, 1993

Scritta non prima della seconda metà del 1852, e non dopo l’inizio del 1854. Questa famosa poesia è ispirata all’amore per Elena. È apparsa nel 1954 in «Sovremennik».

∗∗∗

Последняя любовь

О, как на склоне наших лет
Нежней мы любим и суеверней…
Сияй, сияй, прощальный свет
Любви последней, зари вечерней!

Полнеба обхватила тень,
Лишь там, на западе, бродит сиянье, –
Помедли, помедли, вечерний день,
Продлись, продлись, очарованье.

Пускай скудеет в жилах кровь,
Но в сердце не скудеет нежность…
О ты, последняя любовь!
Ты и блаженство, и безнадежность.

Тютчев Федор Иванович

Между серединой 1851 и началом 1854

A media luz – Gesualdo Bufalino

Dipinto di Jack Vettriano

 

Non è che festa di ventagli e tanghi
sulla rotonda dove langue il cielo.

Nacchere pigre, perfido metronomo
che assilla un poco il sangue e un po’ l’assonna.

Come ci brucia in quest’ora le labbra
l’amaro miele della giovinezza;

e come affonda in un livore d’acque
la minuscola stella che ci piacque…

Ma tu grandiosa ti levi e sorridi
alle nere magnolie della notte.

Volubili fiumane ti gremiscono
le tempie e impugni una spada di luce.

Un grido solo proclama il tuo nome.
Amarti è come un’incoronazione.

Gesualdo Bufalino

da “La festa breve”, in “Gesualdo Bufalino, Opere: 1 [1981, 1988]”, Bompiani, 2006

«Incontro di due mani» – Juan Ramón Jiménez

Rudolf Bonvie, Dialog, 1973

 

Incontro di due mani
in cerca di stelle,
nella notte!

Con che pressione immensa
si sentono le purezze immortali!

Dolci, quelle due dimenticano
la loro ricerca senza sosta,
e incontrano, un istante,
nel loro circolo chiuso,
quel che cercavano da sole.

Rassegnazione d’amore,
tanto infinita come l’impossibile!

Juan Ramón Jiménez

(Traduzione di Claudio Rendina)

da “Poesie d’amore”, Newton Compton, Roma, 1971

***
«Encuentro de dos manos»

¡Encuentro de dos manos
buscadoras de estrellas,
en las estrañas de la noche!

¡Con qué inmensa presión
se sienten sus blancuras inmortales!

Dulces, las dos olvidan
su busca si sosiego,
y encuentran, un instante,
en su cerrado circulo,
lo que buscaban solas.

¡Resignación de amor,
tan inifinita como lo posible!

Juan Ramón Jiménez

da “Eternidades (1916-17)”, Ed. Calleja, Madrid, 1918

Conosco appena le mani – Vittorio Bodini

Herbert List, Liguria, 1936

 

Conosco appena le mani,
le scarpe che metto ai piedi.
Conosco il giorno e la notte
e i terrori del vento.
Ma gli anni? Dove son gli anni,
e tutti i libri che ho letto?
I volti amati si sfrondano
delle loro vicende,
non restano che i nomi.
Tutto nella memoria
cade a pezzi, sprofonda
senza rumore
nelle botole dei morti.
Ah, dove sono le acute presenze
del passato, le sue calde forme,
la cera su cui incidevano
i miei sentimenti?
Dove si nasconde il senso
delle cose che ho vissuto,
e i brividi lucenti
e i cieli dell’avventura?

Vittorio Bodini

da “Metamor”, Scheiwiller, 1967