Rose perenni – Titos Patrikios

John William Godward, Athenais, 1908

 

La bellezza delle donne che ci hanno cambiato la vita
piú profondamente di cento rivoluzioni
non si perde, non dilegua con gli anni
per quanto svaniscano i tratti
per quanto si deformino i corpi.
Resta nei desideri suscitati un tempo
nelle parole giunte anche in ritardo
nell’esplorazione incerta della carne
nei drammi mai venuti alla luce
nel riflettersi delle separazioni,
nelle identificazioni totali.
La bellezza delle donne che cambiano la vita
resta nelle poesie scritte per loro
rose perenni che effondono sempre lo stesso profumo,
rose perenni, come da sempre dicono i poeti.

Titos Patrikios

(Traduzione di Nicola Crocetti)

da “La resistenza dei fatti”, Crocetti Editore, 2007

Suite del ’53 – Giacinto Spagnoletti

Emilio Sommariva, Hands, 1935

 

I

Se appena abbandoni le tue mani
sul lenzuolo, accade come ai passeri
quando scorgono briciole di pane
sul davanzale: avanzano, indietreggiano,
sempre più timorosi. Così avvicino
le labbra alle tue mani
e sento quel biancore, quella grazia.

II

Vorrei non fosse più giorno né notte,
ma solo una catena di sospiri
ininterrotti. E questa morbida intesa
di corpi contenesse un tempo solo,
un unico silenzio meridiano
solcato dal respiro di noi due.

III

Davvero non so immaginarti
con i capelli scarmigliati
o troppo bene pettinati a onde.
Lisci e divisi in bande
sono sillabe che incorniciano
il tuo volto, sono i miei pensieri
staccatisi da me a confondersi
con i tuoi.

Giacinto Spagnoletti

da “Poesie raccolte: 1940-1990”, Garzanti, 1990

Dammi il mio giorno – Salvatore Quasimodo

Karl Hofer, Sinnende junge Frau

Karl Hofer, Sinnende junge Frau

 

Dammi il mio giorno;
ch’io mi cerchi ancora
un volto d’anni sopito
che un cavo d’acque
riporti in trasparenza,
e ch’io pianga amore di me stesso.

Ti cammino sul cuore,
ed è un trovarsi d’astri
in arcipelaghi insonni,
notte, fraterni a me
fossile emerso da uno stanco flutto;

un incurvarsi d’orbite segrete
dove siamo fitti
coi macigni e l’erbe.

Salvatore Quasimodo

da “Òboe sommerso (1930-1932)”, in “Ed è subito sera”, Mondadori, Milano, 1942

Annunciazione – Rainer Maria Rilke

André Kertész,

André Kertész, “My Mother’s hands”, 1919

 

(Le parole dell’Angelo)

Tu non sei piú vicina a Dio
di noi; siamo lontani
tutti. Ma tu hai stupende
benedette le mani.
Nascono chiare a te dal manto,
luminoso contorno:
Io sono la rugiada, il giorno,
ma tu, tu sei la pianta.

Sono stanco ora, la strada è lunga,
perdonami, ho scordato
quello che il Grande alto sul sole
e sul trono gemmato,
manda a te, meditante
(mi ha vinto la vertigine).
Vedi: io sono l’origine,
ma tu, tu sei la pianta.

Ho steso ora le ali, sono
nella casa modesta
immenso; quasi manca lo spazio
alla mia grande veste.
Pur non mai fosti tanto sola,
vedi: appena mi senti;
nel bosco io sono un mite vento,
ma tu, tu sei la pianta.

Gli angeli tutti sono presi
da un nuovo turbamento:
certo non fu mai cosí intenso
e vago il desiderio.
Forse qualcosa ora s’annunzia
che in sogno tu comprendi.
Salute a te, l’anima vede:
ora sei pronta e attendi.
Tu sei la grande, eccelsa porta,
verranno a aprirti presto.
Tu che il mio canto intendi sola:
in te si perde la mia parola
come nella foresta.

Sono venuto a compiere
la visione santa.
Dio mi guarda, mi abbacina…

Ma tu, tu sei la pianta.

Rainer Maria Rilke

(Traduzione di Giaime Pintor)

da “Il Libro delle immagini”, in “Rainer Maria Rilke, Poesie”, Einaudi, Torino, 1955

∗∗∗

Verkündigung

(Die Worte des Engels)

Du bist nicht näher an Gott als wir;
wir sind ihm alle weit.
Aber wunderbar sind dir
die Hände benedeit.
So reifen sie bei keiner Frau,
so schimmernd aus dem Saum:
ich bin der Tag, ich bin der Tau,
du aber bist der Baum.

Ich bin jetzt matt, mein Weg war weit,
vergieb mir, ich vergaß,
was Er, der groß in Goldgeschmeid
wie in der Sonne saß,
dir künden ließ, du Sinnende,
(verwirrt hat mich der Raum).
Sieh: ich bin das Beginnende,
du aber bist der Baum.

Ich spannte meine Schwingen aus
und wurde seltsam weit;
jetzt überfließt dein kleines Haus
von meinem großen Kleid.
Und dennoch bist du so allein
wie nie und schaust mich kaum;
das macht: ich bin ein Hauch im Hain,
du aber bist der Baum.

Die Engel alle bangen so,
lassen einander los:
noch nie war das Verlangen so, so
ungewiss und groß.
Vielleicht, dass Etwas bald geschieht,
das du im Traum begreifst.
Gegrüßt sei, meine Seele sieht:
du bist bereit und reifst.
Du bist ein großes, hohes Tor,
und aufgehn wirst du bald.
Du, meines Liedes liebstes Ohr,
jetzt fühle ich: Mein Wort verlor
sich in dir wie im Wald.

So kam ich und vollendete
dir tausendeinen Traum.
Gott sah mich an; er blendete…

Du aber bist der Baum.

Rainer Maria Rilke

da “Das Buch der Bilder”, Erscheinungsjahr, 1902

Prati – Antonia Pozzi

Rimel Neffati (Francia), 2014

Rimel Neffati (Francia), 2014

 

Forse non è nemmeno vero
quel che a volte ti senti urlare in cuore:
che questa vita è,
dentro il tuo essere,
un nulla
e che ciò che chiamavi la luce
è un abbaglio,
l’abbaglio estremo
dei tuoi occhi malati –
e che ciò che fingevi la meta
è un sogno,
il sogno infame
della tua debolezza.

Forse la vita è davvero
quale la scopri nei giorni giovani:
un soffio eterno che cerca
di cielo in cielo
chissà che altezza.

Ma noi siamo come l’erba dei prati
che sente sopra sé passare il vento
e tutta canta nel vento
e sempre vive nel vento,
eppure non sa cosí crescere
da fermare quel volo supremo
né balzare su dalla terra
per annegarsi in lui.

Antonia Pozzi

 Milano, 31 dicembre 1931

da “Parole: diario di poesia”, “Lo Specchio” Mondadori, 1964