Dono – Czesław Miłosz

Vincent van Gogh, Fishing Boats at Sea, 1888

 

Un giorno così felice.
La nebbia si alzò presto, lavoravo in giardino.
I colibrì si posavano sui fiori del quadrifoglio.
Non c’era cosa sulla terra che desiderassi avere.
Non conoscevo nessuno che valesse la pena d’invidiare.
Il male accadutomi, l’avevo dimenticato.
Non mi vergognavo al pensiero di essere stato chi sono.
Nessun dolore nel mio corpo.
Raddrizzandomi, vedevo il mare azzurro e vele.

Czesław Miłosz

Berkeley, 1971

(Traduzione di Pietro Marchesani)

da “Dove sorge e dove tramonta il sole”, in “Czesław Miłosz, Poesie”, Adelphi, 1983

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Dar

Dzień taki szczęśliwy.
Mgła opadła wcześnie, pracowałem w ogrodzie.
Kolibry przystawały nad kwiatem kaprifolium.
Nie było na ziemi rzeczy, którą chciałbym mieć.
Nie znałem nikogo, komu warto byłoby zazdrościć.
Co przydarzyło się złego, zapomniałem.
Nie wstydziłem się myśleć, że byłem kim jestem.
Nie czułem w ciele żadnego bólu.

Czesław Miłosz

da “Gdzie wschodzi słońce i kędy zapada”, Instytut Literacki, Parigi, 1974

Città vecchia – Umberto Saba

 

Spesso, per ritornare alla mia casa
prendo un’oscura via di città vecchia.
Giallo in qualche pozzanghera si specchia
qualche fanale, e affollata è la strada.

Qui tra la gente che viene che va
dall’osteria alla casa o al lupanare,
dove son merci ed uomini il detrito
di un gran porto di mare,
io ritrovo, passando, l’infinito
nell’umiltà.
Qui prostituta e marinaio, il vecchio
che bestemmia, la femmina che bega,
il dragone che siede alla bottega
del friggitore,
la tumultuante giovane impazzita
d’amore,
sono tutte creature della vita
e del dolore;
s’agita in esse, come in me, il Signore.

Qui degli umili sento in compagnia
il mio pensiero farsi
piú puro dove piú turpe è la via.

Umberto Saba

da “Trieste e una donna”(1910-1912), “Lo Specchio” Mondadori, 1980

La permanenza – Czesław Miłosz

Foto di Nina Ai-Artyan

 

Accadde in una metropoli, non importa il paese, la lingua.
Molto tempo fa (sia benedetto il dono
di trarre racconti da una sciocchezza
per strada, in auto – annoto perché non si perda).
Ma forse non fu una sciocchezza, era un affollato caffè notturno,
in cui si esibiva ogni sera una nota cantante.
Sedevo con altri nel fumo, nel tintinnìo dei bicchieri.
Cravatte, divise di ufficiali, scollature femminili,
la musica selvaggia di quel folclore montano.
E quel canto, la sua gola, uno stelo pulsante,
indimenticata per tutti questi anni,
il moto della danza, il bianco della pelle ed i capelli neri,
e immaginare come odorava il suo profumo.
Cos’ho imparato, che cosa ho conosciuto?
Stati, costumi, esistenze, è passato.
Nessuna traccia di lei, di quel caffè.
Con me soltanto la sua ombra, la fragilità
e la bellezza, sempre.

Czesław Miłosz

(Traduzione di Valeria Rosselli)

da “Le regioni ulteriori”, in “Czesław Miłosz, La fodera del mondo”, Fondazione Piazzolla, Roma, 1966

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Trwałość

To było w dużym mieście, mniejsza z tym jakiego kraju, jakiego języka.
Dawno temu (błogosławiony niech będzie dar
Wysnuwania opowieści z drobiazgu
Na ulicy, w aucie – zapisuję, żeby nie zgubić).
Może nie drobiazg, bo tłumna nocna kawiarnia,
W której występowała co wieczór sławna pieśniarka.
Siedziałem z innymi w dymie, w brzęku szklanic.
Krawaty, oficerskie mundury, dekolty kobiet,
Dzika muzyka tamtego, pewnie z gór, folkloru.
I ten śpiew, jej gardło, pulsująca łodyga,
Nie zapomniana przez tak długie lata,
Ruch taneczny, czerń jej włosów, biel jej skóry,
Wyobrażenie zapachu jej perfum.
Czego nauczyłem się, co poznałem?
Państwa, obyczaje, żywoty, minione.
Żadnego śladu po niej i tamtej kawiarni.
I tylko cień jej ze mną, kruchość, piękno, zawsze.

Czesław Miłosz

da “Dalsze okolice”, Wydawn, Znak, 1991

Via Velasca – Leonardo Sinisgalli

Herbert List, Goldfish Bowl, Santorini, 1937

 

Il calpestìo di tanti anni
L’ha quasi affondata, la via
Incredibilmente si è stretta.
Questa è l’ora mia, la mia ora diletta.
Io, ricordo la sera che alla fioca
Luce si spense ogni rumore, un grido
Disse il mio nome come in sogno e sparve.
La via s’incurva, sgocciola
Il giorno dalle cime dei tetti:
Quest’ora dolce suona nel petto.
Non è che una larva restìa
La luce, un barlume: entro la boccia
Di vetro un pesce s’illumina.

Leonardo Sinisgalli

da “Vidi le Muse”, “Lo Specchio” Mondadori, 1943

«Per amore della risonante audacia dei secoli a venire» – Osip Ėmil’evič Mandel’štam

 

Per amore della risonante audacia dei secoli a venire,
per amore dell’eccelsa schiatta umana
mi son negato la coppa del brindisi al festino dei padri
e l’allegria e il mio stesso onore.

Dietro di me avverto il balzo dell’èra sgozzalupi, ma sangue
di lupo io non ho, e se non vuoi che m’azzanni,
ficcami come un berretto nella manica della calda pelliccia
che ricopre le steppe siberiane…

Perché io non veda il pauroso né la molle sozzura
né le ossa lorde di sangue nel giro della ruota,
e tutta notte, nella loro primigenia bellezza,
rifulgano per me le volpi azzurre,

portami via nella notte dove scorre il fiume Eniséj
e a sfiorare una stella si leva il tronco del pino,
giacché non ho sangue di lupo e solo chi m’è
uguale può farsi anche mio assassino.

Osip Ėmil’evič Mandel’štam

17-28 marzo 1931, fine del 1935

(Traduzione di Remo Faccani)

da “Osip Ėmil’evič Mandel’štam, Ottanta poesie”, Einaudi, Torino, 2009

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«За гремучую доблесть грядущих веков»

За гремучую доблесть грядущих веков,
За высокое племя людей, —
Я лишился и чаши на пире отцов,
И веселья, и чести своей.

Мне на плечи кидается век-волкодав,
Но не волк я по крови своей:
Запихай меня лучше, как шапку, в рукав
Жаркой шубы сибирских степей…

Чтоб не видеть ни труса, ни хлипкой грязцы,
Ни кровавых кocтей в колесе;
Чтоб сияли всю ночь голубые песцы
Мне в своей первобытной красе, —

Уведи меня в ночь, где течет Енисей
И сосна до звезды достает,
Потому что не волк я по крови своей
И меня только равный убьет.

Осип Эмильевич Мандельштам

17-28 марта 1931, конец 1935

da “Sobranie socinenij”, a cura di P. Nerler, A. Nikitaev, Ju. Frejdin, S. Vasilenko, Moskva, 1993-1994