«L’egual vita diversa urge intorno» – Clemente Rebora

Michael Kenna, Crumbling Boardwalk, Shiga, Honshu, Japan, 2003

I

L’egual vita diversa urge intorno;
cerco e non trovo e m’avvio
nell’incessante suo moto:
a secondarlo par uso o ventura,
ma dentro fa paura.
Perde, chi scruta,
l’irrevocabil presente;
né i melliflui abbandoni
né l’oblioso incanto
dell’ora il ferreo bàttito concede.
E quando per cingerti io balzo
– sirena del tempo –
un morso appena e una ciocca ho di te:
o non ghermita fuggi,  e senza grido
nel pensiero ti uccido
e nell’atto mi annego.

Se a me fusto è l’eterno,
fronda la storia e patria il fiore,
pur vorrei maturar da radice
la mia linfa nel vivido tutto
e con alterno vigore felice
suggere il sole e prodigar il frutto;
vorrei palesasse il mio cuore
nel suo ritmo l’umano destino,
e che voi diveniste – veggente
passione del mondo,
bella gagliarda bontà –
l’aria di chi respira
mentre rinchiuso in sua fatica va.
Qui nasce, qui muore il mio canto:
e parrà forse vano
accordo solitario;
ma tu che ascolti, rècalo
al tuo bene e al tuo male:
e non ti sarà oscuro.

Clemente Rebora

 da “Frammenti lirici”, Interlinea, 2008

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