Casida della donna coricata – Federico García Lorca

 

IV.

Vederti nuda è ricordare la terra.
La terra liscia, sgombra di cavalli.
La terra senza un giunco, forma pura
chiusa al futuro: confine d’argento.

Vederti nuda è capire l’ansia
della pioggia che cerca debole fianco,
o la febbre del mare dal viso immenso
senza incontrare la luce della sua guancia.

Il sangue risuonerà nelle alcove
e verrà con spada folgorante,
ma tu non saprai dove si nascondono
il cuore di rospo o la viola.

Il tuo ventre è una lotta di radici,
le tue labbra sono un’alba senza contorno,
sotto le rose tiepide del letto
gemono i morti nell’attesa del turno.

Federico García Lorca

(Traduzione di Claudio Rendina)

da “Divano del Tamarit”, 1927/1934, in “Federico García Lorca, Tutte le poesie”, Newton, Roma, 1993

∗∗∗

IV. Casida de la mujer tendida

Verte desnuda es recordar la tierra.
La tierra lisa, limpia de caballos.
La tierra sin un junco, forma pura
cerrada al porvenir: confín de plata.

Verte desnuda es comprender el ansia
de la lluvia que busca débil talle,
o la fiebre del mar de inmenso rostro
sin encontrar la luz de su mejilla.

La sangre sonará por las alcobas
y vendrá con espada fulgurante,
pero tú no sabrás dónde se ocultan
el corazón de sapo o la violeta.

Tu vientre es una lucha de raíces,
tus labios son un alba sin contorno,
bajo las rosas tibias de la cama
los muertos gimen esperando turno.

Federico García Lorca

da “Diván del Tamarit”, Buenos Aires, Losada, 1940

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